LUCE DURA E LUCE MORBIDA

Viene definita "dura" quella luce emessa da un corpo puntiforme, che crea ombre nette. L'illuminazione naturale dei raggi del sole (senza nuvole) e' un esempio di luce dura. Un faretto emette luce dura.

Viene definita "morbida" o diffusa la luce emessa da un'ampia superficie illuminante (non puntiforme) che rende le ombre sfumate o addirittura impercettibili. La luce del sole durante le giornate nuvolose e' un esempio di luce morbida.

Si e' definita l'illuminazione come l'arte di controllare le ombre.
Grazie alle ombre apprezziamo nuovi dettagli e comunque dotiamo le fotografie di un'apparente terza dimensione. Se non il piu' importante, uno dei piu' importanti compiti dell'illuminazione e' garantire un buon uso delle ombre.

Un errore comune consiste nel confondere una luce morbida con una luce poco intensa, o di credere che una fonte luminosa brillante sia necessariamente dura. Non e' vero.

La luce dura evidenzia i dettagli tramite le ombre nette che crea. Da' un tono "drammatico" alla foto. E' fondamentale curare la direzione di provenienza per dosarne l'effetto.

La luce morbida tende ad appiattire il soggetto, nasconde i dettagli, le linee, nel caso della pelle non evidenzia le rughe e i difetti. Suggerisce atmosfere rilassanti.
Il suo inconveniente principale deriva dal farne ricorso troppo frequentemente: molte foto in luce morbida sono simili tra loro.







Se siete capitati qui con una ricerca, visitate la home page di www.bellone.net